Fronte jugoslavo
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Colpo del SIM

 

Precedenti politici e diplomatici

Le operazioni sul fronte giulio

Le operazioni sul fronte di Zara

Il duro compito del XVII Corpo d’Armata e la difesa della regione di Scutari

Il XIV Corpo d’Armata e il presidio del blocco centrale

 

 

Precedenti politici e diplomatici

Nei primi giorni del 1941 il Führer illustrò ai suoi generali le direttive delle prossime operazioni: “Girasole” per l’intervento in Libia, “Genziana” (poi accantonata) per l’invio di due divisioni in Albania, “Marita” per l’attacco alla Grecia da nord-est e “Barbarossa” per l’invasione dell’Unione Sovietica.

Il 1 marzo, l'adesione della Bulgaria al patto tripartito, sul seguito di ungheresi e rumeni, permise di portare truppe tedesche in prossimità del confine.

Allo stesso tempo, anche la Jugoslavia è chiamata a unirsi a questo patto. Dragisa Cvetkovic, il capo del governo, firma il 25 marzo a Vienna l’adesione della Jugoslavia al Tripartito. Due giorni dopo, un colpo di stato depone il reggente e si svolgono manifestazioni anti-tedesche a Belgrado. Il giovane principe Pietro Il sale sul trono dei Karageorgevic, mentre il governo è affidato al generale Dusan Simovic, uno dei cospiratori. La reazione di Hitler é immediata. L’invasione della Jugoslavia era ormai questione di ore.

Il Führer chiede l'assistenza delle forze italiane, ungheresi e bulgare per mettere in ginocchio gli jugoslavi a tempo di record. L'Esercito Reale Jugoslavo dispone di 200.000 uomini, elevabili a 1.600.000 dopo la mobilitazione.

 

Le operazioni sul fronte giulio

Alle 6 del 6 aprile 1941, per le unità della 2 Armata del Gen. Vittorio Ambrosio scattò l’ora “zero”.

Fino al 10 aprile, le azioni furono limitate a pattuglie offensive al fine di sondare le difese del nemico, catturare alcuni posti avanzati e respingere eventuali infiltrazioni di truppe.

Il 7, una formazione mista del 3° gruppo alpini e della G.A.F. occupò la stazione di Kranjska Gora, nelle Alpi Carniche.

Parallelamente vennero fatti piccoli progressi territoriali in alta Val Sava e in Val Pisnica. Il giorno seguente, gli jugoslavi tentarono di riprendere Monte Lepre, ma furono respinti.

La Regia Aeronautica dal canto suo, martella gli assembramenti di truppe segnalati dalle colonne avanzati e attacca gli aeroporti jugoslavi; l'Aeronautica militare jugoslava perde nei primissimi giorni di guerra tutte le capacità offensive.

L’11 aprile la 2 Armata passò all'offensiva, su due assi. Il primo doveva seguire la costa, con il Corpo d'Armata Autotrasportabile in testa, che comprendeva le divisioni "Pasubio" e "Torino", nonché la divisione corazzata "Littorio", di cui il 33 regg. fanteria carrista allineava 117 carri L3/35 e solo 5 M13/40. Il secondo doveva prendere la strada per Zagabria, passando per Lubjana e Karlovac.

Sussak, alla periferia di Fiume, fu rapidamente attraversata dalla "Littorio" prima che la divisione "Bergamo" del V Corpo d'Armata lo occupasse; alla fine del pomeriggio dell’11; prima i bersaglieri motociclisti dell’11° rgt. e poi la divisione "Isonzo" entravano a Lubjana e proseguivano verso Borovnica, lasciando il compito di occupare la città slovena alla div. "Re".

Nelle prime ore del 12 aprile, il 12° rgt. bersaglieri ed altri reparti, occupavano Karlovac; da parte sua il Corpo d’Armata Autotrasportabile occupava Segna e raggiungeva Mrzla Vodica.

Il giorno 13 fu caratterizzato dal maltempo; ciò nonostante la “Torino” investiva Gracac, per procedere, il giorno successivo, velocemente verso Knin, per dare man forte alla colonna che, partita dalla città di Zara, aveva già investito quel centro.

Il 15 aprile le truppe motorizzate occupavano, con la divisione “Torino”, nel primo pomeriggio Sebenico e, sempre nello stesso giorno Spalato.

I giorni del 16 e 17 aprile furono dedicati ad una sosta per riorganizzare i reparti tranne il Corpo d’Armata Autotrasportabile che giunse la sera del 16 con la “Littorio” a Mostar e l’XI Corpo d’Armata terminò l’occupazione della Slovenia.

Alle ore 1200 del 18 aprile entrò in vigore il “cessate il fuoco”.

 

Le operazioni sul fronte di Zara

L'enclave italiana di Zara sulla costa dalmata, difesa da un presidio di 9.000 uomini agli ordini del generale Emilio Giglioli, fu subito in prima linea, circondata da forze numericamente superiori.

Nei primi giorni gli scontri furono essenzialmente aerei tra formazioni jugoslave inviate a bombardare la città e le squadriglie della Regia Aeronautica che difendevano la città e attaccavano i concentramenti di truppe nei dintorni.

Sul fronte terra, dopo il giorno 12 aprile, iniziarono le operazioni offensive degli italiani.

Una colonna comandata dal col. Morra e costituita dal battaglione bersaglieri “Zara” e altri reparti iniziò un movimento in direzione di Knin.

Altri reparti iniziarono l’occupazione delle isole della costa dalmata.

La colonna Morra si unì alla divisione Torino e, nonostante un forte contrattacco, il 14 aprile presero il nodo ferroviario di Knin.

 

Il duro compito del XVII Corpo d’Armata e la difesa della regione di Scutari

Il XVII Corpo d'Armata aveva il compito di difendere la regione di Scutari da iniziative che potevano provenire dalla Scutarino e del Kossovano.

Come peraltro prevedibile, gli jugoslavi presero immediatamente l'iniziativa il giorno 7 aprile investendo con piccoli gruppi le prime linee ed i posti di presidio lungo il confine.

Nel settore di Scutari, il più minacciato, l’8 aprile cadde la posizione dell’Hani Hotit ma immediatamente la puntata venne stroncata dai rinforzi giunti sul posto.

Le forze italiane in questi giorni dovevano anche far fronte a tentativi di sbarco di gruppi che tendevano a prendere da tergo le nostre posizioni ma tutti furono bloccati.

L'11 aprile, carri armati L3/35 e alcuni M13/40 entrarono in azione ai margini della foresta di Kopliku e riuscirono a respingere numerosi attacchi da parte delle truppe jugoslave, che subirono gravi perdite. I carri L3/35 in versione lanciafiamme furono usati a causa del loro "effetto psicologico".

Da questo momento le truppe italiane passarono alla controffensiva e il 15 aprile, la divisione "Centauro" nonostante fosse in sospeso una richiesta di armistizio da parte del governo jugoslavo, il IV/31 regg. fanteria carrista avanzava verso il ponte Phroni That, dove viene accolto da un infernale fuoco di armi automatiche e anticarro. Il ten.col. Salvatore Zappalà grazie alla sua audacia e alle sue qualità tattiche, riuscì a correggere la situazione, ma 11 carri L3/35 e 2 M13/40 vennero distrutti così come altri danneggiati, senza contare 5 ufficiali e 17 sotto-ufficiali e carristi uccisi.

L’esercito yugoslavo era ormai in disfacimento e la penetrazione italiana proseguiva celermente.

Con le forze del settore Scutari vennero formate due colonne: la colonna sud con la divisione "Messina" che doveva seguire la costa in direzione di Cetinje e Cattaro, mentre un’altra colonna – la nord - con la "Centauro" e la "Marche" che doveva puntare su Ragusa.

La progressione fu piuttosto rapida, ostacolata solo dalle distruzioni stradali e da alcuni colpi. La mattina del 17 aprile, la divisione "Messina" entra a Cetinje, poi a Cattaro, la "Centauro" fa lo stesso a Dubrovnik, l'ex Ragusa della Repubblica di Venezia, verso mezzogiorno, presto raggiunta dal "Littorio" e poi dalla "Torino" del Corpo d'Armata Autotrasportabile.

 

Il XIV Corpo d’Armata e il presidio del blocco centrale

Il compito assegnato al XIV Corpo d’Armata era la difesa del tratto centrale del fronte e la messa in sicurezza delle strade che portano a Tirana e al porto di Durazzo.

Nei primi giorni di guerra non si registrarono particolari azioni, anche grazie all'azione di disturbo messa in atto dal SIM; degna di nota, il 9 aprile, l’incursione di un reparto di volontari albanesi guidati da Xelim Kobor su Kllogogjishta che fruttò la cattura di ingenti quantità di materiale.

Il 9 aprile vennero costituite due colonne: la colonna sotto gli ordini diretti del gen. Nasci, composta dalla divisione alpina "Cuneense", dalla divisione di fanteria "Firenze", dal 7° reggimento di cavalleria "Lancieri di Milano" e da una compagnia di carri armati L3/35 con obiettivo la conca di Dibra; la colonna sotto gli ordini del gen. Ferone, composta dalla divisione di fanteria "Arezzo", il raggr. CC.NN “Biscaccianti”, con obiettivo Struga.

Dalla mattina del 9 aprile, la colonna Nasci si mette in marcia verso Dibra. Le condizioni meteorologiche erano pessime, e il nemico resistette accanitamente.

Il 10 aprile, la divisione “Firenze” viene bloccata dalla resistenza nemica nella valle dell'Ostrenit; ne scaturisce un violento scontro nel quale si distinguono i Lancieri di Milano.

Il 12 aprile le truppe italiane entrano in Dibra.

Anche la colonna Ferone fu ostacolata dal maltempo imperversante in quei giorni e della accanita resistenza jugoslava.

Gli scontri più violenti avvennero il 10 aprile e culminarono con la conquista delle quote 1136, 1061 e 969 sul Qafe Parmakut.

Il giorno, imperversante una tempesta di neve, le truppe italiane entravano in Struga.