Fronte russo
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La Cavalleria Italiana in Russia

  

Creazione e primi impieghi del C.S.I.R.

Il Bacino del Donez

Il periodo difensivo invernale

Potenziamento della presenza italiana in Russia

Verso il Don

"Piccolo Saturno" e la ritirata

Nikolajewka

 

 

Creazione e primi impieghi del C.S.I.R.

Quando la Germania dichiarò guerra all’Unione Sovietica, Mussolini decise che l'Italia non poteva essere estranea all’operazione Barbarossa ed ordinò quindi l'allestimento di un Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.).

Furono scelte le migliori e meglio equipaggiate Unità del Regio Esercito: le Divisioni di Fanteria Pasubio (79° e 80° Rgt. Fanteria e 8° Rgt. Artiglieria divisionale) e Torino (81° e 82° Rgt. Fanteria e 52° Rgt. Artiglieria Divisionale) e la Divisione Celere (3° Rgt. Bersaglieri, Rgt. Cavalleria Savoia Cavalleria e Lancieri di Novara, Rgt. Artiglieria a cavallo e un gruppo carri L/6) e vennero rapidamente completate in organici ed armamenti. Ad ogni Divisione di Fanteria venne inoltre affiancata una Legione di Camice Nere.

Mussolini ispeziona i reparti dell'Armata del Po, che costituiranno il C.S.I.R.

Il Corpo di Spedizione Italiano, al comando del Generale Messe, raggruppava circa 62.000 uomini con 5.500 automezzi e più di 4.000 quadrupedi tra cavalli e muli; poteva contare anche su una piccola Forza Aerea di supporto, composta da circa 80 aerei tra caccia, ricognizione e trasporto.

Il C.S.I.R., che era posto alle dipendenze della 11a Armata Tedesca, iniziò la partenza dall’Italia il 10 luglio 1941 via ferrovia verso l'Ungheria e da lì venne fatto proseguire con i propri mezzi verso le zone di radunata.

Venne subito richiesto dal Comando Tedesco di impiegare in linea i reparti italiani disponibili per aiutare le unità tedesche ad eliminare la resistenza sovietica tra il Dniester ed il Bug.

La Divisione Pasubio, affiancata dal 30° Raggruppamento Artiglieria di Corpo d'Armata ed una compagnia di motociclisti, iniziò per prima le operazioni militari, partecipando ai combattimenti nella battaglia tra i fiumi Dniester e Bug.

L’11 e il 12 agosto due Battaglioni dell'80° Rgt. si scontrarono con i Sovietici a Pokrovskoje e a Jasnaja Poljana, costringendoli a ripiegare.

Alla fine di agosto 1941, tutte le truppe italiane si ricongiunsero presso il fiume Dnieper; nel frattempo il Corpo di Spedizione Italiano in Russia venne passato alle dipendenze del Gruppo Corazzato tedesco di von Kleist e rimarrà subordinato a questo per circa un anno.

Mentre il Gruppo Corazzato tedesco combatteva vittoriosamente nella zona di Kiev, le nostre tre Divisioni furono lanciate a sud, verso Dniepropetrovsk, con una fronte di operazioni di un centinaio di chilometri.

Pattuglia di Bersaglieri in un campo dell'Ucraina

Nei giorni 29, 30 e 31 settembre tutto il C.S.I.R. fu coinvolto nella battaglia di Petrikovka, dove, attuando una manovra avvolgente, vennero sbaragliate le forze nemiche contrapposte e catturati oltre 10.000 prigionieri.

Si chiudeva il primo ciclo di operazioni delle unità italiane sul fronte russo con risultati sicuramente positivi, anche a detta dell’esigente alleato.

 

Il Bacino del Donez

Il nuovo incarico assegnato al C.S.I.R., era il concorso all'occupazione del grande bacino del Donez, con tutte le sue industrie e ricco di materie prime di vitale importanza, in cui sarebbe stato l’ala sinistra della 1a Armata Corazzata Tedesca.

Ai primi di ottobre iniziarono le piogge, trasformando le piste in pantani di fango e aggravando ulteriormente spostamenti e trasporti logistici.

Il Corpo di Spedizione si trovava lungo la riva occidentale del fiume Voltsctja con un fronte di circa cento chilometri.

Camice Nere si muovono in avanti protette da una mitragliera

Il movimento iniziò il 9 ottobre con l’azione contro la testa di ponte di Pavlograd, con impegnate una Divisione tedesca, il Gruppo CC.NN. Tagliamento, un Gruppo d'Artiglieria e un gruppo di motociclisti. La testa di ponte di Pavlograd cadde dopo tre giorni di aspri combattimenti e le avanguardie della 1a Armata Corazzata tedesca entrarono in Mariupol.

Il Corpo di Spedizione Italiano doveva ora conquistare l’importante centro di Stalino.

La Divisione Celere con i Reggimenti Savoia Cavalleria e Lancieri di Novara iniziò l'avanzata il 13 ottobre, seguita dal 3° Reggimento Bersaglieri.

La Divisione Pasubio era bloccata a Pavlograd, in attesa che i genieri creassero un nuovo ponte, essendo stato distrutto il vecchio.

Azione nell'abitato di Stalino

Il 20 ottobre mattino il 3° Bersaglieri occupava Sofja e, nella stessa giornata, prendeva possesso della stazione e dell'importante nodo ferroviario di Stalino, mentre i tedeschi occupavano le rimanenti aree cittadine. Tutti gli obiettivi prestabiliti venivano raggiunti malgrado l'accanita difesa.

Senza concedere tregua né riposo, il Comando della 1a Armata tedesca ordinò al C.S.I.R. di prendere e occupare al più presto gran parte dell'area del Donez, includendo le città di Rykovo e Gorlovka, notevoli complessi industriali e minerari.

Il 22 ottobre quindi, la Divisione Celere riprese l'avanzata, scontrandosi spesso in piccoli ma aspri combattimenti con le retroguardie sovietiche. Contemporaneamente, una parte della Divisione Pasubio procedeva di concerto con l'avanzata della Celere.

Il 1 novembre il 3° Bersaglieri, con una audace azione, sbaragliava la resistenza di tre Divisioni nemiche e occupava la città di Rykovo e le aree limitrofe, mentre il 2 novembre i Reggimenti 79° e 80° della Pasubio, combattendo casa per casa contro una resistenza estremamente accanita, occupavano Gorlovka.

Rastrellamento in un villaggio

L'80° Reggimento Fanteria della Pasubio, che era riuscito ad occupare Nikitovka il 6 novembre, rimase lì accerchiato da ingenti forze sovietiche e riuscì a rompere l'isolamento e a rientrare a Gorlovka solo il 12 novembre, grazie anche agli sforzi di altri reparti della Celere e della Pasubio, ora più che mai validamente supportati dall’aviazione italiana che ora poteva operare dall'aeroporto di Stalino.

L’inverno russo era intanto arrivato e la temperatura, ormai costantemente vicina ai venti gradi sotto zero, limitava di molto le operazioni. Occorreva consolidare le posizioni raggiunte poiché il nemico continuava a dare segni di aggressività.

In queste operazioni di rettifica delle linee, le truppe del C.S.I.R. furono coinvolte in combattimenti nell'area di Ubescicce e, tra il 5 e il 14 dicembre, furono impegnate nella battaglia di Chazepetovka.

 

Il periodo difensivo invernale

Durante l’inverno il nostro Corpo di Spedizione si acquartierò nelle città e nei villaggi creando una linea difensiva a capisaldi in attesa della primavera per riprendere le operazioni.

I Sovietici, più abituati e meglio attrezzati dei nostri, approfittarono di questo momento di stasi delle operazioni per lanciare un pesante attacco che fu poi denominato "La Battaglia di Natale".

Cannone anticarro in avanposto

All'alba del 25 dicembre 1941, dopo un preparazione d'artiglieria, attaccarono il fronte del 3° Reggimento Bersaglieri e del Gruppo CC.NN. Tagliamento.

I combattimenti furono particolarmente duri; il XVIII/3° Bersaglieri, insieme alla 5a Batteria a cavallo, accerchiati da forze notevolmente superiori, resistettero per oltre dieci ore di accaniti combattimenti corpo a corpo, riuscendo infine ad aprirsi una breccia per la ritirata.

Tra il 26 e il 28 dicembre le Divisioni Pasubio e Celere partirono al contrattacco, riconquistando le posizioni iniziali, ma non riuscendo a procedere ulteriormente.

A fine gennaio 1942 i Sovietici attaccarono nell'area di lzjum, riuscendo a sfondare le linee tedesche e penetrando per circa cento chilometri nelle retrovie germaniche; il nostro Corpo di Spedizione dovette inviare con la massima urgenza gruppi tattici per concorrere al ristabilimento della situazione, operazione che perdurò fino a tutto maggio 1942.

In questo periodo perdurava sul fronte l’attività sovietica tendente a mantenere sotto pressione le truppe dell’Asse e si verificò qualche tentativo in forze per conquistare punti chiave delle linea difensiva come l’azione contro Novaja Orlowka del 27 febbraio 1942.

 

Potenziamento della presenza italiana in Russia

Nello stesso tempo in Italia era allo studio la riorganizzazione e l’ingrandimento del Corpo di Spedizione.

incorporando tutte le unità del precedente Corpo di Spedizione Italiano (C.S.I.R.)

Il 1 maggio 1942 venne costituita l’8a Armata, che assumerà poi il nome di Armata Italiana in Russia (A.R.M.I.R.), ed il comando venne assunto dal Generale Gariboldi.

L'organico prevedeva, oltre alle Divisioni Pasubio, Torino, 3° Celere "Principe Amedeo duca d’Aosta" e il raggruppamento CC.NN. "3 Gennaio" con i Gruppi Tagliamento e Montebello, già presenti sul suolo sovietico ed inquadrati nel XXXV Corpo d’Armata (C.S.I.R.), le Divisioni Sforzesca, Ravenna, Cosseria e il Raggruppamento CC.NN. "23 Marzo" con i Gruppi Leonessa e Valle Scrivia, inquadrati nel II Corpo d’Armata e le Divisioni Julia, Cuneense e Tridentina, costituenti il Corpo d'Armata Alpino, inizialmente destinato ad operare sulle montagne del Caucaso.

A queste forze si sarebbe poi aggiunta la Divisione Vicenza, formata da due soli Reggimenti di Fanteria, con compiti di presidio nei territori occupati.

Alla Divisione 3° Celere venne aggiunta la legione Croata.

Tali forze completarono la radunata e lo schieramento in Russia nella seconda decade del giugno 1942.

La Regia Marina prenderà parte alle operazioni nel Mar Nero con una Squadriglia di MAS, una di mini-sommergibili e qualche barchino esplosivo, più una seconda squadriglia MAS dislocata sul lago Ladoga.

 

Verso il Don

Dopo la prima decade di luglio ripresero le azioni delle unità italiane, avanzanti verso il Don, rallentate da elementi di retroguardia ed ostacoli fissi.

L’A.R.M.I.R., ormai pienamente in funzione, occupò il bacino minerario del Mius conquistando il centro di Krasnyi Luch.

Venne pertanto superato il Donez il 31 luglio 1942 e si puntò al fiume Don, dove le divisioni italiane dovevano schierarsi ed integrarsi nel sistema difensivo posto in atto dall’Asse.

Cavalleria in azione

Le unità italiane furono impegnate, alla fine del luglio 1942, nell’eliminazione del caposaldo sovietico di Serafimovic. Lo scontro si accese tra la Divisione Celere e le unità sovietiche, appoggiate da carri T-34. Dopo 5 giorni di aspri combattimenti la Divisione Celere scacciò le forze Sovietiche da Serafimovic, che era divenuta una minacciosa testa di ponte al di qua del fiume. Il nemico ritornò nei primi di agosto e di nuovo si combatté aspramente.

La bandiera di guerra del Savoia Cavalleria (foto scattata probabilmente dopo la ripetizione per esigenze propagandisatiche)

Il 20 agosto 1942 i Sovietici guadarono nuovamente il Don e lanciarono un attacco estremamente violento contro il settore tenuto dalla Sforzesca, allargandolo poi al settore della Pasubio: fu un alternarsi di vittorie e sconfitte, alcune posizioni vennero perse e subito riconquistate con furibondi contrattacchi; nel quadro di queste operazioni si inserisce la carica condotta dal Savoia Cavalleria, al comando del Colonnello Bettoni, che il 24 agosto a Isbuscenskji caricò e disperse tre Battaglioni sovietici. Si combatté per tutto il mese di agosto sino alla riconquista delle posizione perdute.

Carica di Cavalleria (foto scattata probabilmente dopo la ripetizione per esigenze propagandisatiche)

L'inverno russo stava per arrivare e si iniziarono gli scavi per i ricoveri, necessari per sopravvivere alle temperature di trenta e quaranta gradi sotto zero.

Si ripetevano intanto isolati attacchi sovietici alle nostre linee, con il malcelato obiettivo di saggiare la consistenza delle nostre forze, che, puntualmente, vennero respinti.

Al termine di tutti gli spostamenti, la posizione definitiva dell'8a Armata sul medio Don risultava la seguente: la Tridentina a Nord, con la 2a Armata ungherese sul lato sinistro, poi la Julia, la Cuneense, quindi la Cosseria, la Ravenna; qui lo schieramento dell'8a Armata veniva interrotto dalla 298a Divisione tedesca, per riprendere con la Pasubio, la Torino, la Celere e la Sforzesca; a conclusione dello schieramento verso Sud, con alla sua destra la 3a Armata romena.

 

"Piccolo Saturno" e la ritirata

L’11 dicembre 1942 iniziò l'attacco denominato "Piccolo Saturno" contro le nostre linee, in particolare contro il settore tenuto dalla Divisione Ravenna, tendente, con il logoramento, a distruggerne le posizioni.

Il 12 dicembre anche la Cosseria venne investita dall'attacco russo a Novo Kalitwa. La pressione nemica continuava senza interruzione con l’utilizzo di forze nuove mentre le unità italiane si assottigliavano sempre più, sempre però resistendo sul posto.

La Divisione Torino iniziò il ripiegamento in colonna il 21 dicembre 1942 raccogliendo poco per volta aliquote della Divisione Ravenna e della Divisione Pasubio che si aggregarono al grosso della colonna preceduta nella marcia dalla 298a Divisione tedesca.

Tale colonna, il giorno 22 dicembre, ad Arbusov, si trovò bloccata da un nuovo attacco sovietico.

Il 23 dicembre, giudicata insostenibile la situazione e vicino all'annientamento totale, vennero bruciate le bandiere dei Reggimenti, ma la resistenza dei soldati durò accanita tanto che, in una azione di sorpresa, gli assediati sfondarono l'accerchiamento e favoriti dalla nebbia, ripresero la via della ritirata raggiungendo fra tempeste di neve e combattimenti, Tcertkowo il 26 dicembre 1942.

A Tcertkowo, la colonna della poté riposare e rifocillarsi, però venne nuovamente circondata da truppe motorizzate sovietiche che, passate attraverso la breccia creatasi nel fronte, imperversavano nelle nostre retrovie.

Fino al 20 gennaio 1943, a più riprese, due Divisioni tedesche venute in aiuto, tentarono vanamente di rompere il cerchio dall'esterno.

In un estremo tentativo oltre diecimila uomini vinsero la resistenza e passarono: il 16 gennaio entrarono in Belowodsk e finalmente si ricongiunsero alle forze dell'Asse organizzate su quella nuova linea.

Differente itinerario, ma uguale sorte conosceranno le Divisioni Celere e Sforzesca.

Celebre foto della colonna italiana in ritirata

Il 17 dicembre si trovarono a dover far fronte all'attacco dei sovietici: fino al 19 dicembre il fronte resse, poi anch’essi, di fronte all’esorbitante disparità di forze e messi in crisi dal travolgimento del vicino Corpo d'Armata romeno, dovettero iniziare il ripiegamento.

La Celere e la Sforzesca si congiunsero a Makejewka con aliquote della Pasubio, e fino al 28 dicembre la colonna marciò continuando a difendersi dai continui attacchi.

Quel giorno la colonna, giunta a Nadeshovka, uscì dalla sacca entrando nella nuova linea arretrata che i tedeschi avevano preparato.

Nel frattempo gli alpini della Tridentina, della Cuneense e della Julia resistevano sulle linee del fronte ancora fermo lungo le rive del fiume Don, in una posizione che, visto lo sviluppo dell’offensiva sovietica, non aveva più alcun senso tattico, stroncando comunque ogni velleità offensiva sovietica al prezzo di ingenti perdite umane e meritando il riconoscimento unanime di nemici ed alleati.

"Sul fronte del medio Don si è particolarmente distinta la Divisione Alpina Julia" venne proclamato per ben due volte in quei giorni nel bollettino del Comando Supremo Tedesco; Radio Mosca riconobbe "soltanto il Corpo Alpino Italiano deve considerarsi imbattuto sul fronte russo".

Il 17 gennaio 1943 giunse anche per il Corpo d’Armata Alpino l’ordine di ripiegare.

I superstiti delle divisioni alpine e dei reparti ad esse frammischiati, che fino a quel momento avevano resistito a tutti gli attacchi sovietici, si misero quindi in marcia, a piedi o con i pochi mezzi rimasti in efficienza, nelle intemperie e nel freddo del proibitivo dell’inverno russo, per cercare la salvezza fuori dalla sacca in cui il nemico li aveva rinchiusi.

Reparti italiani in ritirata all'ingresso di un villaggio russo

Popovka, Nova Postojalovka, Opit, Postojalyi, Nova Carkovka, Sceljakino, Varvarovka, Arnautovo, Vovonovka, Nikolajevka.

Tutte località in cui le colonne alpine dovettero lottare contro le forze motorizzate sovietiche che le inseguivano e le attaccavano. 150 chilometri di ritirata tra intemperie, attacchi nemici e mille altre difficoltà.

Su tutte l’azione di Nikolajewka.

 

Nikolajewka

Nella prima mattina del 26 gennaio 1942 i Battaglioni Vestone e Verona con parte del Valchiese avevano iniziato l’attacco all’abitato di Nikolajewka; avanzavano metro per metro con l'appoggio di una Batteria del Gruppo Bergamo, e tenevano il terreno malgrado i sovietici, che dal paese tempestavano di colpi, forti di un gran numero di cannoni, mortai, mitragliatrici oltre che di carri armati.

Appena arrivati dallo scontro di Arnautovo, i superstiti del Battaglione Tirano, centocinquanta alpini e qualche ufficiale, vennero subito schierati in rinforzo al Vestone.

Mentre le ore passano giunsero sul costone prospiciente Nikolajewka masse di uomini in marcia: la testa della colonna delle Divisioni alpine in ritirata.

Il costone digrada verso il basso, tagliato in diagonale da un terrapieno della ferrovia al di là del quale il terreno aperto risale in contropendenza verso la prima isbe di Nikolajewka.

Il fuoco di sbarramento russo si fece sempre più intenso.

Il tramonto si avvicinava e, con lui, la notte, che di nuovo mieterà vittime tra la colonna.

Il Generale Reverberi saltò su un cingolato tedesco in movimento verso Nikolajewka e guidò l'ultimo balzo.

Il Generale Luigi Reverberi

Arrivarono in quel momento i Battaglioni Edolo e Valcamonica e immediatamente si unirono alle forze già spiegate all’attacco.

L'attacco riprese vigore, due pezzi del Gruppo Bergamo vennero piazzati in prima linea tra gli alpini, sparando con alzo zero.

Il nemico cedette e sgombrò Nikolajewka, dove i nostri soldati trovarono ristoro e rifugio temporaneamente prima della ripresa della marcia.

Il

Ingresso di una colonna di alpini in Belgorod

31 gennaio 1943 la colonna raggiunse Shebekino, fuori dalla sacca, in salvo tra le linee amiche.